11/11/2017 - Tutta la Verità sul Dolore del Parto

Tutta la Verità sul Dolore del Parto

Partorire farà male?

Quante volte che questa domanda ti ha attraversato il cervello come una folgore. Quante volte si è annidata lì, dentro di te, ed è rimasta silenziosissima per poi sbucare fuori all'improvviso, quasi a tradimento. Così tante che ormai hai perso il conto... Ma ti sei mai chiesta se sia la domanda corretta da porti? Io, provocatoriamente, voglio suggerirtene un'altra: 

 

Il dolore nel parto ci sarà. Ma quanta parte di esso sarà dolore reale e quanta invece imputabile alla PAURA di provare dolore?

 

Non ti rispondo subito. Voglio fartici arrivare con calma; tu, intanto che leggi quest'articolo, tieniti lì in un angolino della mente questa domanda.

Partorire è doloroso, e chi nega quest'assioma sta mentendo sapendo di mentire. 

È un dolore indicato come molto intenso, ma non è affatto insopportabile come vorrebbero farti credere. 

 

E’ un dolore simile a forti, fortissime mestruazioni, che riesci a “controllare” e gestire

  • se riesci a circondarti di persone che rispettano il tuo corpo, i tuoi ritmi del travaglio. 
  • se scegli il luogo del parto che TU senti essere più sicuro per il tuo parto (sia esso la casa, la casa maternità o l’ospedale).
  • se puoi muoverti liberamente e assecondare le varie fasi del travaglio
  • se ti sei preparata prima facendo attività fisica, mangiando sano, frequentando il corso pre parto con il tuo compagno.
  • se hai bene in mente come gestire il dolore con il respiro, il rilassamento del volto e della bocca, le posizioni, il canto carnatico.

 

Non è un dolore gestibile:

  • quando ti somministrano senza una precisa ragione medica l’ossitocina sintetica per indurti o accelerarti il travaglio
  • quando effettuano pratiche mediche non necessarie o sconfermate dalla lettura scientifica, come costringerti a rimanere a letto con il monitoraggio fetale, usare la ventosa, praticarti l’episiotomia o la manovra di kristeller. 
  • quando in fase espulsiva ti costringono sdraiata a letto (la peggiore posizione per questa fase del travaglio) e ti chiedono di spingere al loro ritmo, anziché al tuo, che asseconda le contrazioni

 

Il dolore fisiologico, ossia quello che si prova quando si partorisce senza interventi chimici o meccanici, è a intermittenza: quindi vuol dire che ti concede delle preziosissime pause, dei momenti in cui tirare il fiato e respirare. Questi attimi, ovviamente, saranno sempre più brevi man mano che si avvicina la fase dell'espulsione, ma, ricordalo bene, non verranno mai a mancare del tutto. 

 

Imprimi nella tua mente che è importantissimo questo dolore! Perché tu, istintivamente, quando lo provi sei portata a muoverti o a cambiare posizione, ricercando quella in cui senti meno male – si chiama posizione antalgica, in termine medico: forse non lo sai, ma sono proprio questi movimenti e questi spostamenti ad aiutare tuo figlio ad indirizzarsi correttamente verso il canale del parto, preparandolo ad uscire da te. 

 

Come avrai di sicuro capito, il dolore collegato al parto è diverso da qualsiasi tipo di dolore: è unico nel suo genere perché è intermittente; perché è alternato a scariche di endorfine, ovvero l'ormone del piacere, che aiutano la donna a rilassarsi e ad affrontare la contrazione successiva; perché non deriva da una patologia ma è associato all'evento più positivo del mondo, ovvero la nascita di tuo figlio. 

 

Te ne accorgerai, fidati: non appena tuo figlio sarà uscito da te, questo dolore sparirà subito, come per magia. E se ne andrà anche dalla tua mente, lasciandoti nella pelle solo il bello dell'esperienza, solo la gioia incredibile di stringere per la prima volta tra le braccia il tuo bambino: è questo, dopotutto, che ha permesso che la specie umana non si estinguesse ma continuasse a crescere da migliaia di anni a questa parte. 

 

Pensaci: se una donna non ricordasse le cose positive del parto e non desiderasse provare di nuovo la gioia incredibile di mettere al mondo un figlio, da quanto tempo saremmo estinti?

 

Ci sono parecchie donne che hanno partorito in maniera naturale, e cioè senza l'ausilio di farmaci, che parlano di piacere del parto, che raccontano di un immenso senso di potenza e di liberazione legati alla fase attiva delle spinte. Ogni donna che ha vissuto positivamente il parto ha la certezza di esserne uscita più forte, ha una maggiore autostima e una maggiore consapevolezza di sé: sono due qualità importantissime nei primi tempi dopo il parto, perché ti daranno quella marcia in più per poterti prendere cura del tuo bambino al meglio.

 

Il dolore è utile perché svolge funzioni essenziali nel travaglio fisiologico: 

  • stimola il cervello a rilasciare gli ormoni indispensabili a che il travaglio proceda spedito e senza intoppi – tra essi ricordiamo le endorfine, l'ossitocina e la prolattina; 
  • sollecita il movimento fisico tanto indispensabile ad aiutare il neonato a posizionarsi bene nel canale del parto; permette di sperimentare quanto siamo veramente forti e resistenti; 
  • prepara ad accogliere il bambino e favorisce il legame con lui perché mamma e figlio devono lavorare insieme in quei momenti ed è indispensabile che riescano ad interagire senza le interferenze dei farmaci – sin dove è possibile, ovvio, e se non intervengono controindicazioni di natura medica che invece ne suggeriscano l'utilizzo. 

 

Ma questo dolore da dove viene? Come mai c’è?

SEMPLICE! L’UTERO E’ UN MUSCOLO E COME TALE LAVORA!

 

  • nella prima fase è perché le fibre muscolari dell'utero si stanno aprendo e si stirano; successivamente, perché l'utero si contrae; 
  • nella seconda fase sentirai male perché sono il canale del parto, il perineo e la pelle della vulva a stirarsi e – in alcuni casi – a lacerarsi.
  • Assieme al dolore potrai provare sensazioni di sudore, di fiato corto e di ristagno dell'acido lattico nei muscoli, cosa che porterà a sentirteli indolenziti come hai già provato in altri momenti della tua vita, magari in maniera un po' meno intensa. 

 

Ma non avere paura: è tutto normale, davvero. Cerca di rilassarti, di rilassare il volto e la bocca e rimani concentrata sul respiro (questa frase me la ripeteva continuamente la mia ostetrica durante il travaglio).

 

Cerca la tua serenità e cerca di ricrearla attorno a te: ecco perché è importante, laddove sia possibile e non vi siano controindicazioni mediche, se lo ritieni un luogo sicuro, valuta il parto in casa o in casa maternità. Perché ti garantiscono un ambiente intimo, raccolto, comodo e caldo, con luci soffuse e persone amorevoli che ti circondano, pronte ad aiutarti e a sostenerti in uno dei momenti più importanti della tua vita: questo ti aiuterà ad accettare il dolore come una componente del parto, e non a subirlo e basta, intimorita e quasi paralizzata. 

 

Queste sono cose che, nella sterilità asettica di un ospedale, non sempre riuscirai ad avere: un ambiente sereno attorno a te può fare molto, ti può tranquillizzare e può rendere meno doloroso e traumatico il parto perché... perché avrai meno paura. 

 

Se non ti senti sicura di partorire in casa, valuta seriamente di avere con te un’ostetrica privata in ospedale, un’ostetrica che ti conosca da tutta la gravidanza, perché sarà lei a ricreare quel senso di sicurezza che un ambiente sconosciuto con persone sconosciute NON ti può oggettivamente dare.

 

È la paura che aggiunge un carico di sofferenza in più: l'essere costantemente monitorata, i macchinari a cui ti attaccano e che non sempre sono strettamente necessari, aghi e flebo, iniezioni, persone che ti trattano con distacco e con freddezza. Tutto ciò contribuisce ad agitarti, ad aumentare il livello di stress e – sorpresa delle sorprese! – a farti sentire più dolore.

 

Il parto non deve essere un trauma, bensì un momento importante di passaggio che va affrontato con consapevolezza, circondate da amore e comprensione: bisogna sentirsi stimate, protette e coccolate, perché così si ricorderà meglio la positività dell'esperienza e si desidererà provarla ancora – garantendo la continuità della specie. Per questo motivo l'assistenza durante il travaglio non deve solo garantire la sicurezza ma anche il pieno rispetto della donna, dei suoi ritmi e della sua fisiologia. 

 

Concludendo, provare dolore mentre si partorisce è un dato di fatto. È un'esperienza che si dovrebbe vivere, che può essere formativa ma solo se è abbinata all'esperienza di essere circondate da persone amorevoli, comprensive e che hanno come unico obiettivo quello di sostenerti e di incoraggiarti: se ti sentirai amata, capita ed accolta anche quando soffrirai, ti assicuro che riuscirai a trovare una positività in quel dolore e lo porterai con te con molta gratitudine.

 

Dopo aver letto tutto l'articolo, sei ancora convinta che fosse il tuo il modo corretto per approcciarsi al parto o – piuttosto – non fosse solo la paura a impedirti di vedere le cose con chiarezza?

 

 

Mama-o, Centro di arte ostetrica & per la Prima Infanzia

Siamo a Merate, in provincia di Lecco e ad Arcore, in provincia di Monza e Brianza.... ma sopratutto, a casa tua!
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Azzurra Spreafico

Coordinatrice di Mama-o & pedagogista, mamma di Abigail, una bimba nata nella tranquillità della casa maternità.

"Cambiamo il mondo una nascita alla volta": questo il suo mantra.

 

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